"La Vita è Bella" fa ancora discutere
Netta la stroncatura dell'europarlamentare Simone Veil, ex-deportata ad Auschwitz e da sempre impegnata in politica e nel sociale. Troppo edulcorato, a suo giudizio, l'olocausto rappresentato nelle pellicole di Roberto Benigni (La Vita è Bella) e di Spielberg (Schindler's List): il dramma della Shoah è ridotto ad un melenso e commovente gioco di sentimenti.
In aggiunta alla dura critica della Veil si alza anche quella di alcune organizzazioni ebraiche tedesche, che denunciano la sistematica commercializzazione della tragedia delle persecuzioni antisemite durante l'ultimo conflitto mondiale.
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Le molte interpretazioni della rappresentazione dell'olocausto
Probabilmente nei panni di Simone Veil la penserei allo stesso modo: vivere sulla propria pelle l'inferno di un campo di concentramento è un'esperienza disperata che esclude ogni possibilità di trasmettere agli altri ciò che si è provato; e ciò genera frustrazione. La vità è bella, poi, con tutti i difetti che gli esperti di cinema gli riconoscono, una sceneggiatura con punte di eccessiva ingenuità, un'ambientazione poco credibile e accurata, veri e propri falsi storici (gli americani che entrano per primi nei campi di concentramento!), propone una versione edulcorata di questa grande tragedia, quindi certamente fastidiosa per chi l'ha realmente vissuta.
Ma il fascino e la bellezza di questo film e di Schindler's List sta proprio nel proporre una versione alternativa dell'olocausto, personale dell'autore ed emotiva, dunque non si può chiedere loro un'eccessiva verità storica perchè non è questa la loro funzione.
Quanto al rischio di commercializzazione esso realmente esiste, come del resto esiste per un po' tutto, nella nostra era commerciale. Ma ritengo sia importante che dell'olocausto in ogni caso e in ogni forma si continui a parlare, affinché la sua memoria, maldestramente e scandalosamente messa in dubbio ai nostri giorni, non sia un qualcosa che rimanga confinato in un'epoca che si allontana sempre di più da noi fino ad essere messo definitivamente da parte.