G20: ma l'Europa dov'é?
Il tema non è nuovo, ma sempre attuale: che fine a fatto l'Unione Europea?
Prima la carta costituzinale bocciata dai francesi, ridimensionata poi alla carta di Lisbona a sua volta bocciata dagli irlandesi; quindi la crisi economica internazionale che ha evidenziato un grave vuoto politico a Bruxelles (in materia economica gli stati membri sono ancora pienamente sovrani, quindi di fatto non vincolati a direttive comunitarie), in cui ogni paese ha egoisticamente pensato a se stesso, anche a scapito degli altri (dimenticandosi inoltre dei fratelli minori dell'Est).
All'alba del G20, viene dunque da chiedersi: ma l'Europa, così assiduamente e zelantemente coltivata da alcuni - per la verità pochi - negli ultimi 50 anni, dov'è?
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Nasce l'Europa Disunita
Le considerazioni sviluppate in questo articolo sono indiscutibilmente vere. E se decenni di tentata integrazione sono riusciti a produrre solo una bruttissima copia dell'Europa sognata da alcuni al risveglio dall'incubo della II Guerra Mondiale, per non parlare da quella vagheggiata dai pensatori illuministi e risorgimentali, forse ormai è ora di cominciare a chiedersi perché. Perché la caratteristica preminente di questa "Europa" sia solo quella di produrre risoluzioni, idee, proposte vaghe che vengono puntualmente disattese, rinviate, contestate da uno o più stati membri. Perché l'immagine che si ha in mente dell'"Europa" sia quella di un insieme di anonimi uffici governativi a Bruxelles dove si parlano decine di lingue e che producono un mucchio di carte, pesando per miliardi di euro sulle tasche dei cittadini di tutto il continente.
E' evidente che si tratta di un'entità virtuale, che è stata capace di creare una moneta unica, certo, che però è odiata da quasi tutti ed è diventata l'emblema della crisi economica; che ha pochissimi poteri perché nessuno ha il coraggio e la voglia di darglieli: non conviene in fondo a nessuno rinuciare a quel po' di egoistica sovranità nazionale a vantaggio di qualcun altro in qualche remoto angolo del continente, riuscendo così, in questi tempi duri, a racimolare qualche spicciolo in più sempre a scapito di qualcun altro in qualche remoto angolo del continente.
Insomma, un'Europa Unita quale soggetto politico reale non sembra essere una delle nostre priorità, e c'è quasi il dubbio che sia mai entrata nei pensieri della maggior parte dei suoi cittadini, oltre che in quelli di qualche velleitario burocrate. Forse ciò è vero solo per le generazioni più giovani, al di sotto dei quarant'anni, per le quali una maggior propensione ai viaggi e una certa identificazione in modelli di sviluppo unitari può portare ad un più sincero sentimento europeista. Ma siamo ancora nel campo delle speranze, delle utopie, mentre la situazione politica e storica attuale richiederebbe decisioni vere, scelte coraggiose e a lunga gittata quali quelli che prenderanno le potenze mondiali sulla testa dell'Europa assente ai grandi vertici dei prossimi anni, come lo è stata in quelli degli ultimi.
E allora, se il programma è quello di procedere in ordine sparso, proclamiamo nel frattempo la nascita dell'Europa Disunita, tanto per compiere di fronte al mondo un primo, timido passo avanti. Per progetti più ambiziosi, ripassare fra alcuni (molti) anni.