L'industria dell'auto è finita

In un intervista pubblicata ieri sul Messaggero (Lunedì 25 Maggio 2009, n.d.r.) Daniel Gros, economista e presidente del Ceps di Bruxelles, spiega perché gli aiuti ai grandi dell'auto in Europa sono un madornale spreco di denaro pubblico: non risolvono il problema della sovraproduzione.
Un precedente emblematico è quello dell'industria dell'acciaio, che, circa trent'anni fa, fu notevolmente ridimensionata nonostante gli ingenti aiuti erogati dai governi europei di allora.

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Perché sprecare risorse?

Il link non funziona più, comunque voglio lasciare ugualmente un commento di carattere generale.

Le automobili che veramente ci servono sono meno di quelle prodotte? BENE! Vorrà dire che inquineremo meno e che potremo utilizzare le energie risparmiate per fare altre cose più utili.
Ci dicono che per uscire dalla crisi economica bisogna incrementare i consumi, ma così finiremo per continuare a lavorare per cose che non servono (chi le compra e chi le produce).
E' chiaro che un discorso del genere non si può applicare al singolo operaio che sta per perdere oggi il posto di lavoro, ma è appunto relativo ad un problema che va interpretato su larga scala e su un orizzonte temporale più lungo.
Pensiamo, ad esempio, a cosa accadrebbe se entro i prossimi 10-20 anni, invece di far lavorare 1000 persone in settori in cui non servono ed essere poi costretti ad aiutarle con la cassa integrazione, impiegassimo questa forza lavoro, che so, nella scuola, nella ricerca, nel controllo della criminalità, pagandola con i soldi che oggi ci obbligano a spendere per comprare l'auto o il telefonino nuovo. Come sarebbe lo scenario? Pensiamoci...
E' proprio a questo che dovrebbero servire i Governi: a fare programmi a lungo termine.