Ricerca Italiana: raccomandazioni globalizzate

Ennesima storia di malcostume italiano: il professor Claudio Fiocchi, che vive e lavora negli USA, viene contattato dal MIUR (Ministero dell'Università e della Ricerca) per la valutazione di alcuni progetti di ricerca in campo medico. Sulla carta viene tutelato l'anonimato del professore giudicante (ed invitato egli stesso a mantenere confidenziali le informazioni fornitegli), nella pratica avviene tutt'altro.

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Italiano

Università corrotta

Sono certo che la corruzione sia un fenomeno internazionale, e di certo storie e storiacce poco pulite, a voler cercare, si troverebbero anche nel sisteme di ricerca americano o dovunque si volesse. Ma desta una certa sensazione "il gran rifiuto" di un noto ricercatore per una vicenda considerata inaudita che in Italia rispecchierebbe invece quella che è... la normale prassi.
Ciò conferma, a mio avviso, che il marcio si annida anche all'interno dell'Università (a cui in Italia, com'è noto, il mondo della ricerca è indissolubilmente legato), la quale è patria di baronato, nepotismo, privilegio, spreco. In una sola parola: della mafia interna. Con evidente danno dell'efficienza del settore complessivo.
E questo conferma, in conclusione, la necessità più volte manifestata da vari governi (per lo più di destra, a dire il vero) di riformare profondamente e con urgenza il sistema di assegnazione dei fondi e i rapporti di potere all'interno dell'Università stessa, di sradicare la mala pianta del privilegio acquisito e autoreferenziale, senza tenere in minimo conto le scandalose resistenze dei potentati interni che si sentono ovviamenete minacciati da un serio tentativo di riforma gridando allo scandalo, al taglio indiscriminato dei fondi e all'attentato all'autonomia della ricerca non appena venga invaso il loro orticello.

Triste la motivazione

Cito testualmente: "L'incarico di valutare i progetti, spiega Fiocchi, viene dato dal Miur prevalentemente a "ricercatori fuori dall'Italia per migliorare la qualità e, purtroppo, l'onestà del 'review system' italiano". Come dire: non ci si può fidare dei valutatori italiani, quindi assumiamo quelli stranieri, che sono più seri."

Ed inoltre: possibile che dopo gli scandali scoppiati in molti atenei italiani durante tutto lo scorso anno (tra cui i concorsi falsati della facoltà di veterinaria dell'università di Messina, ed altri), il ministero (e quindi anche il governo) non abbia ancora attuato una seria riforma della ricerca universitaria italiana? Possibile che alcune temi entrino d'urgenza nell'agenda di governo solo dopo lo scandalo, e ne escano poi altrettanto velocemente quando la stampa è distratta da altro?