Il governo presenta la riforma dell'Università
Il governo presenta la riforma dell'Università. Sono molti i punti di intervento e molte le critiche. Ora toccherà al Parlamento trasformare in legge gli articoli della proposta.
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Sulla carta, niente da obiettare
Mi sembra che questo progetto di riforma tocchi tutti i punti più delicati della gestione delle università, proponendo delle migliorie di non poco conto.
In particolare, è giusta la revisione dei criteri di assunzione, con solo una minoranza di posti riservati a soluzioni interne, e il resto assegnati su base nazionale, favorendo così meriti reali e intaccando i meccanismi del nepotismo. Appare meritorio anche il progetto di tutelare di più i ricercatori e di favorine l'ingresso effettivo e ufficiale nelle strutture didattiche, eliminando forme di precariato e di vuoto legislativo.
Anche il punto più discusso, l'ingresso di privati nei nuclei di valutazione e di gestione economica può portare benefici: tutti ricordiamo i sistemi fra il ridicolo e lo scandaloso che la nostra Università attualmente adotta per giudicare la qualità dell'insegnamento... E' impossibile chiedere effettiva obiettività nei giudizi se valutatori e valutati si conoscono, o se, addirittura, sono le stesse persone.
Del resto, ciò che conta realmente non è il progetto, ma la sua reale applicazione. La riforma deve essere discussa in Parlamento, dunque è ancora tutta da fare. L'esperienza insegna che basta un cavillo, una virgola cambiata di posto per modificare una buona legge in una catastrofe. Dunque aspettiamo fiduciosi...
Speriamo bene
Speriamo bene. Leggendo questa breve lista ci sono dei punti che fanno sperare (ma in Italia si sa, fatta la legge trovato l'inganno), insieme ad altri decisamente inquietanti, come la presenza di privati negli organismi chiave degli atenei.