PeaceReporter

La guerra si fa sporca

La guerra in Afghanistan assume sempre più i tratti della sconfitta: lo scorso 11 Ottobre (11 Ottobre 2008, n.d.r.) la capitale provinciale dell'Helman, Lashkargah, è stata letteralmente assediata dai gruppi ribelli talebani della zona. Dopo pochi giorni le truppe danesi sono state costrette a ritirarsi dalle loro basi a Grishk, piccola cittadina poco più a nord di Lashkargah.

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Il soldato che viene dallo spazio

Nonostante la crisi economica stia trascinando gli Stati Uniti e il mondo intero verso il baratro, i piani del ministero della difesa americana non si fermano; anzi, sono più attivi e originali che mai.
L'ultima in ordine di tempo prevede l'attivazione di un'unità di intervento militare che sia in grado di raggiungere in poche ore l'area di intervento, ovunque questa si trovi sul globo terrestre. La soluzione proposta fa uso di speciali vettori spaziali in grado di bucare l'atmosfera e viaggaire ad 80 chilometri dalla superficie terrestre.

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Sri Lanka: la guerra è a una svolta

Dopo 25 anni di guerra, la situazione sembra ad una svolta: l'esercito di Colombo è alle porte di Kilinochchi, roccaforte dei separatisti Tamil. Il governo centrale afferma di avere in pugno i territori ribelli e che la vittoria completa non tarderà ad arrivare; tuttavia l'opinione pubblica internazionale è ormai avvezza ai vittoriosi proclama del governo che numerosi si sono susseguiti negli anni passati.

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Afghanistan: la guerra persa

Ormai è evidente: le forze alleate non sono in grado di vincere sul campo la guerra in Afghanistan. E' necessario un intervento della politica: l'amministrazione USA cerca la trattativa con i talebani, peccato che questi siano ora molto poco disposti a trattare.

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Zimbabwe ancora nella tormenta

Il fragile equilibrio politico creatosi in Zimbabwe lo scorso 15 Settembre (15 Settembre 2008, n.d.r.) rischia di rompersi: dopo i disordini post-elettorali della scorsa primavera e i discussi risultati delle presidenziali, i due opposti partiti di maggioranza hanno raggiunto un accordo di larghe intese che prevede un governo congiunto e l'equa spartizione dei dicasteri. Tuttavia la trattativa sembra ora in una fase di stallo, incagliata nella spartizione dei ministeri e nella scelta dei relativi ministri.

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